Coronavirus, Conte teme una seconda ondata di contagi: governo pronto a estendere il lockdown fino al 3 maggio

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Posted on: 04/09/20

L'esecutivo sceglie quindi la linea della massima cautela. L'annuncio arriverà nelle prossime ore, ma i contenuti sembrano certi: saranno rinnovate con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture "mirate" per qualche attività produttiva, piccole imprese legate alla filiera alimentare e sanitarie, qualche azienda meccanica, forse cartolibrerie e librerie. Non solo: con una circolare il Viminale si appresta a rafforzare i controlli per Pasqua, chiedendo alle forze di polizia una particolare attenzione per evitare che gli italiani si riversino nelle seconde case.

 

Al momento non siamo nelle condizioni di riaprire le attività produttive perché rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e di vanificare i risultati ottenuti, ha spiegato il premier Conte durante la videoconferenza con Regioni, Anci e Upi sottolineando che l'apertura a fine aprile avrebbe rappresentato un incentivo al movimento dei cittadini visti i due ponti in arrivo, il 25 aprile e il 1 maggio. Due weekend, come quello di Pasqua, che giù da giorni sia il Comitato tecnico-scientifico sia il Viminale avevano indicato come a rischio "esodo" nel caso in cui si fossero concesse delle aperture. E infatti la circolare del Viminale per intensificare i controlli nelle festività pasquali verrà replicata anche per i due ponti.

 

 

Il timore del governo e degli scienziati è quello di una seconda ondata di contagi. La cautela è d'obbligo ed "è essenziale rispettare le misure a Pasqua e Pasquetta", ha osservato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css), Franco Locatelli, per il quale "tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata" dell'epidemia. "Abbiamo le idee chiare: dobbiamo mettere in sicurezza la salute degli italiani", ha detto il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia.

 

Una posizione decisa nonostante i numeri siano incoraggianti da quasi una settimana: le terapie intensive scendono per il sesto giorno consecutivo e fanno registrare 99 pazienti in meno rispetto a mercoledì mentre i ricoveri negli ospedali mantengono il segno meno ormai da 5 giorni. Oggi sono 28.399 le persone ricoverate, 86 in meno rispetto a mercoledì su un totale di 96.877 malati. Significa che il sistema sanitario si sta alleggerendo, soprattutto in Lombardia, la regione più martoriata che ha il triste primato di oltre 10mila morti - più del 50% del totale - e un terzo dei malati in terapia intensiva.



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