Il delitto dell'Olgiata, dopo la sentenza d'appello parla il figlio della Contessa: "Voglio tutta la verità su mia madre"

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Posted on: 12/02/20

La contessa venne uccisa nel luglio del 1991 nella sua villa all'Olgiata, elegante comprensorio nell'area nord della Capitale. Per questa vicenda nel 2011 è stato condannato a 16 anni l'allora cameriere Manuel Wiston inchiodato dalla prova del Dna su alcuni reperti. "Vogliamo capire quale sia il soggetto dello Stato ha compiuto errori - spiega Filo Della Torre Mattei -. Vogliamo comprendere chi sono i responsabili di anni di sbagli negli accertamenti, errori che sono stati giudicati scandalosi". Secondo il figlio della Contessa, i periti non avrebbero cercato - come avrebbero dovuto e potuto - le prove che solo vent'anni dopo, grazie al lavoro dei Ris. avrebbero incastrato l'assassino della madre.

 

 

Nella sentenza i giudici del tribunale civile di Roma scrivono che "fermo restando il diritto della parte civile al risarcimento del danno derivante dal reato nei confronti del responsabile, nessun cittadino è titolare di un diritto soggettivo in relazione al corretto funzionamento dell'attività giudiziaria".  Nel caso "di specie - aggiungono i giudici - ne consegue che, a prescindere da una eventuale responsabilità" dei periti "quali consulenti designati dal pm in sede di indagini preliminari essi operano esclusivamente quali ausiliari del giudice in funzione del superiore interesse della giustizia".  Una ricostruzione respinta dal figlio della contessa. "La decisione dell'Appello ha sancito che i cittadini privati non possono rispondere di queste lacune ma noi vogliamo andare avanti finché non si troverà chi ha agito effettivamente in modo errato; non è possibile che in Italia non ci sia mai un responsabile per nulla e restino tutti impuniti, o quasi".



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